E’stato descritto il funzionamento dell’impianto di climatizzazione nel post precedente.  Tralasciando molte delle operazioni relative a montaggio e installazione vediamo quali sono le operazioni che sono particolari alla sua messa in esercizio. Supporrò che chi ha necessità d’installare un impianto di climatizzazione domestica sappia già di quali parti è composto, sappia che bisogna predisporre lo scarico dell’acqua di condensa, sappia scegliere la posizione adatta, abbia già confidenza con il fai-da-te, etc.

D’altronde, le cose su elencate le trovate già spiegate abbondantemente in rete altrove.

Va ricordato che qualunque operazione venga effettuata, devono essere prese tutte le precauzioni affinché non si disperda fluido refrigerante nell’atmosfera.

Le operazioni di manutenzione e istallazione di un impianto dove sono presenti fluidi refrigeranti devono essere eseguite da tecnici che hanno conseguito la patente di frigorista.

Svasatura e giunzione dei tubi del fluido refrigerante alle unità dell’impianto

A differenza del collegamento elettrico ove basta collegare, secondo lo schema fornito insieme all’impianto, i terminali nelle apposite morsettiere,
le condutture del fluido refrigerante sono un po’ più problematiche da giuntare e, a meno di non volerle collegare tramite brasatura, sarà necessario realizzare degli accoppiamenti conici detti in gergo “cartelle”

(si, ho scritto brasatura, è una soluzione possibile, anche se nessun installatore si permetterebbe mai di proporla, perché è più laboriosa e difficile da eseguire, però vi garantisce una tenuta “eterna”. Per eseguirla dovrete sostituire i rubinetti dell’unità esterna con quelli adatti ad essere brasati o rimuovere prima della saldatura ogni parte in materiale plastico da quelli originali e modificarli in modo che possano accogliere adeguatamente i condotti da saldare. Inoltre la saldatura andrà effettuata sull’impianto completamente svuotato del fluido refrigerante. Per questo la si usa soltanto nel caso d’installazioni permanenti e in impianti di una certa potenza).

Le cartelle, o svasature, se effettuate ad arte, garantiscono una tenuta al pari di quella di una brasatura tuttavia, se fatte male, sono la causa principale di perdite. la seconda causa di perdita sono eventuali difetti di fabbrica dei componenti dell’impianto.
Il rame, di cui sono fatti i tubi, è un metallo morbido e quando viene stretto fra il cono del terminale del rubinetto ed la sede conica all’interno del dado si schiaccia e fa da guarnizione. Per questo motivo, le cartelle vanno serrate con la giusta coppia e, se smontate, andrebbero rifatte daccapo.

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Collegamento del tubo tramite cartella

Per l’esecuzione di una svasatura si procede prima col taglio del tubo tramite una piccola taglia-tubi, in modo di avere un taglio preciso e uniforme, poi, siccome la taglia-tubi lascia il bordo con una sbavatura ripiegata verso l’interno, si rimuove la sbavatura tramite un alesatore, o al limite con una punta di coltello, col tubo rivolto verso il basso per non farci cadere trucioli dentro.

tagliatubi
tagliatubi

A questo punto va eseguita la svasatura. Per eseguirla vi servirà un opportuno attrezzo chiamato svasatrice. Ne esistono di vari modelli. Quella nella foto in basso permette di fare svasature su tubi di vario diametro.

Svasatrice
Svasatrice

Il tubo va fermato nella morsetta per tubi, che ha lo scopo di stringere il tubo uniformemente al suo diametro in modo da non schiacciarlo, poi viene svasato ad opera del punzone.
Durante l’operazione di svasatura si consiglia di applicare un po’ grasso sul punzone, in modo da ridurre l’attrito, sicché la superficie della cartella risulti lucida e priva di abrasioni.

esecuzione di una svasatura
esecuzione di una svasatura

Il risultato deve essere una svasatura che calza perfettamente nella sede conica dado, che sia priva di bordi sfrangiati, con una superficie priva di abrasioni, dallo spessore uniforme e perfettamente in asse col tubo.

Controllo delle perdite nel circuito appena installato

L’unità esterna viene fornita con i rubinetti chiusi, supponendo che non abbia perdite, dopo che sono stati collegati i tubi con lo split interno, bisogna controllare che non ci siano fughe di fluido, poi va eseguito lo spurgo.
Non aprite i rubinetti!!!
Si procede caricando l’impianto dalla presa di servizio con del gas inerte ad una pressione del 10% superiore a quella massima prevista in esercizio. Se ad esempio il vostro impianto utilizza come fluido refrigerante l R410A allora dovreste provare l’impianto a 44~45bar.

Non si può usare aria compressa o un compressore per mettere in pressione l’impianto, sia perché a quella pressione la concentrazione d’ossigeno sarebbe tale da creare fenomeni di ossidazione, sia perché sicuramente si creerebbe condensa all’interno dell’impianto, ed inoltre, non dobbiamo dimenticare che nelle tubazioni e nello split interno possono esserci tracce d’olio che potrebbe reagire con una violenta ossidazione (bruciare o esplodere).

La prova va effettuata mettendo in pressione l’impianto con una bombola di azoto compresso e opportuno riduttore di pressione. Quindi si cercheranno eventuali fughe in prossimità delle cartelle con del liquido schiumogeno (acqua e sapone). Le perdite saranno segnalate dalla formazione di bolle.

Liquido schiumogeno professionale per la ricerca di perdite di gas
Liquido schiumogeno professionale per la ricerca di perdite di gas

Per essere sicuri che non ci siano anche perdite dovute a difetti di fabbrica, si stacca la bombola (la valvola presente nella presa di servizio impedirà al azoto in pressione di fuoriuscire) si attendono alcune ore e poi, con un manometro, si verifica che non ci siano stati abbassamenti di pressione nell’impianto.
Le molecole di azoto sono più piccole di quelle del fluido refrigerante, ed in caso di fuga fuoriusciranno più rapidamente.

Controllo delle fughe in un impianto già in esercizio

Se si è sicuri che ci sia una perdita, ad esempio perché evidenziato da temperature e pressioni di funzionamento anomale, si può ricorrere alla ricerca delle perdite dapprima con un ispezione visiva dei componenti dell’impianto, cercando eventuali traccie dell’olio di lubrificazione del compressore che viene trascinato in circolo nell’impianto dal fluido refrigerante che quindi può essere segnale di perdite, successivamente si può procedere alla ricerca di perdite con il liquido schiumogeno o con rivelatori elettrinici.
Se non si riesce a trovare la perdita, si può ricorrere ad un tracciante. Si tratta di un fluido che viene iniettato nel impianto e sarà ben visibile in prossimità della perdita tramite l’uso di una lampada ad UV.

Controllo delle condotte di scarico della condensa.

Va verificato che l’acqua di condensa scorra liberamente nelle condotte di scarico.
Può sembrare banale, ma se nessuno ve lo dice viene difficile immaginare che la verifica si può fare semplicemente versando poco alla volta un bicchiere d’acqua sullo scambiatore di calore dell’unità interna e controllando che l’acqua defluisca liberamente.
Si ci prepari però con un asciugamano per asciugare la parete nell’eventualità che il deflusso non avvenga.

Inoltre, si ricordi che se la condotta di scarico è stata immessa in una conduttura delle acque fognarie, allora va sifonata per evitare l’aspirazione nell’unità interna di batteri e cattivi odori.

Similarmente si procede con l’unità esterna.

Spurgo dell’aria dal circuito split.

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Controllo della quantità di refrigerante presente nell’impianto.

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Aggiunta di refrigerante all’impianto.

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Disinstallazione – Pump Down

Quest’operazione si esegue quando si vuole rimuovere il condizionatore o lo si vuole spostare in un’altra posizione. Si assume che l’impianto funzioni correttamente.
Prima di scollegare i tubi che collegano l’unità esterna a quella interna bisogna fare in modo che il fluido refrigerante contenuto nell’impianto si accumuli tutto nella moto-condensante (unità esterna).

Collegato il gruppo manometrico di bassa sulla presa di servizio (cioè quella posta sulla tubazione di ritorno del refrigerante dall’evaporatore) con la valvola all’estremità del laccio chiusa, e dopo aver provveduto a fare il vuoto nel laccio e nel gruppo manometrico con una pompa a vuoto, ciò al fine di non immettere aria nell’impianto, si accende l’impianto in modalità raffreddamento e si apre la valvola sul laccio.
Si procede chiudendo gradatamente il rubinetto di mandata del fluido. In questo modo si riduce gradatamente la portata di fluido refrigerante nell’evaporatore. Il manometro dovrà segnare, man mano che si procede, un abbassamento della pressione.

Il fluido verrà aspirato e liquefatto nel condensatore dell’unità esterna, dove si accumulerà.

L’operazione di svuotamento del circuito split potrà ritenersi conclusa quando la valvola di mandata sarà tutta chiusa ed il manometro segnerà il vuoto (cioè -0,1 Mpa) ad indicare che ogni traccia di fluido refrigerante sarà stata aspirata e raccolta nel condensatore.

A questo punto si chiuderà il rubinetto di aspirazione e si spegnerà l’impianto.

Adesso si potranno scollegare le tubazioni senza pericolo di disperdere fluido refrigerante nell’atmosfera.